domenica, 30 ottobre 2005

Ricorrenze

A furia di passare il mese a correre mi sono perso le date più importanti... Il primo ottobre il mio tatuaggio ha compiuto un anno.
E' servito a qualcosa? Decisamente sì. Auguri.

Hola!

parto della mente malata di jekke
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domenica, 16 ottobre 2005

D'apparenza e d'abitudine - Part II

Altro quesito che si ripresenta puntuale con le prime foglie che cadono: quanto ci rassicura la nostra routine quotidiana? Sarò sincero: nei miei soliti riti di università, casa, biblioteca e teatro mi trovo a mio agio come un verme nella mela. Ogni piccola scossa che turba questo placido e sonnacchioso scorrere può arrivare a produrre onde di ansietà, proprio come un sasso lanciato in uno stagno. E già questo la dice lunga sul mio modus vivendi (si sente che sto preparando l'esame di latino?). Ci risiamo: i miei orizzonti non sono poi così larghi come mi piace credere. Converrete con me che è difficile darmi torto: cosa si guadagna a cercare la rivoluzione ad ogni risveglio? Oggi una persona mi ha detto che dopo tante febbri e tante fiamme, un brodino può anche starci. Ma se il brodino è talmente allungato da coprire uno spazio di circa vent'anni, come la mettiamo? Dopotutto basterebbe forare ogni tanto quel sottile velo che divide la solita vita da quella che più ci piace, che sembra lì, a portata di mano... Ma a che prezzo? Reale o immaginario che sia, ci vuole coraggio a passare alla cassa... E se saltasse fuori la rilettura col salvatempo? E se poi la mrce non si potesse cambiare? Per quanto ancora me ne starò a girare col mio carrello fra gli scaffali illuminati ed un po' tetri della mia linda ed ordinata vita?

Hola!

parto della mente malata di jekke
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sabato, 15 ottobre 2005

D'apparenza e d'abitudine - Part I

So che rischio di fare la figura del futile o del superficiale, ma in questo periodo, complice un tempo ballerina, una domanda mi assilla: quanto conta il modo in cui ci vestiamo? In questi giorni spesso mi trovo di fronte al mio armadio (misero, per quanto difficile a credersi) e mi assale un senso di frustrazione: vuoi la stagione che non è né da maglione di lana né da T-Shirt, vuoi la mia solita indecisione incipiente, riesco a malapena a mettere insieme un paio di pantaloni e qualche maglietta per uscire in tempo per prendere il treno. Sia chiaro: questo fatto non interferisce in maniera irreparabile con la mia vita sociale, ma certo non la facilita. E' come avere un leggero rumore di sottofondo nelle cuffie che impedisce di godersi la musica fino in fondo, e c'è da dire che qualche anno fa la situazione aveva assunto toni ben più foschi, ma ormai è acqua passata. In definitiva non vado d'accordo col mio corpo, e il fatto di vivere in uno società che dà più spazio all'immagine che al contenuto non facilita il tutto. A questo punto però la prospettiva cambia: sono davvero così succube dei giudizi di chi mi sta intorno? La risposta è... Nì. Come tutti quanti, mi viene da pensare. Da poco ho cominciato a comprare cose che davvero mi piacciono, slegandomi a poco a poco dai giudizi degli altri, cercando solo la cosa che mi interessa, rischiando a volte di essere tremendamente selettivo. Anche a causa di questo non riesco ad acquistare un paio di jeans come dio comanda, solo per il fatto che non li voglio eccessivamente sdruciti e di un colore almeno un po' unitario... E se a questo si aggiunge la mia tirchiaggine in fatto di vestiti, il gioco è fatto. Nell'attesa di una stagione che mi veda più pronto e fornito in quanto a guardaroba, cerco solo una mediazione fra immagine e contenuto, che di per sé può risultare scarso e a tratti noioso. Sono forse da biasimare?

Come on, Vogue!

Hola!

parto della mente malata di jekke
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"Credo che tutto quanti noi siamo spettri. In noi non circola soltanto quel che abbiamo ereditato da padre e madre, ma anche tutte le vecchie morte opinioni possibili e le vecchie fedi defunte d'ogni specie, e così via. Ciò non vive più in noi, tuttavia l'abbiamo nel sangue e non possiamo liberarcene [...]. Ecco perché, tutti indistintamente, siamo così compassionevolmente paurosi della luce."

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Donne sull'orlo di una crisi di nervi di Pedro Almodovar


A un certo punto della vita dovresti impegnarti seriamente e smettere di fare il ridicolo, testo e regia di Rodrigo Garcìa

Echi della Colnna Infame, regia e adattamento di Chiara Giordanengo e Michele Viale

Ferragosto. Giornata di Teatr'Anti, testo e studio scenico di David Spagnesi

Hey Girl! Regia di Romeo Castellucci

Finale di Partita di Samuel Beckett,Regia di Franco Branciaroli

La piuma che graffia il cuore della vita, di e con Patricia Astrada


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