domenica, 30 aprile 2006

Attenti alle gabbie

Attenti alle gabbie. Sono silenziose, quasi invisibili, e quando si chiudono non fanno sentire lo scatto.

È il luogo più grande la gabbia. E anche il più sicuro. Perché noi SIAMO animali di gabbia, ci siamo nati, in cattività. Per questo non le sentiamo chiudersi. Il problema, quello vero, è che spesso non le sentiamo nemmeno aprirsi, ed è questo che ci spaventa.
La gabbia ci avvolge, ci protegge. Dagli altri e da noi stessi. E protegge gli altri da noi. Perché basta un attimo, e quello che nella gabbia appariva come il più mite degli esseri, una volta liberato non esiterà ad azzannare. Paura? O pura cattiveria? Non è dato saperlo, resta solo il morso, e la ferita aperta, sanguinante.
Nella gabbia si vive nel lusso dell’incertezza, nel sogno che le cose spesso non sono come appaiono. Possiamo scegliere la NOSTRA verità, e coprirci con essa come una calda coperta.
I patetici galatei dell’abbandono sono spesso sacri, irrinunciabili rituali, a cui è impossibile sottrarsi. E c’è gente che, come me, ama la ritualità.
È fuori, dove tutto diventa preciso, netto, definito. È fuori dalla gabbia. È fuori dalla gabbia il posto in cui non possiamo più illuderci, in cui la realtà è quella che tocchiamo, dove io, noi, siamo quelli che ci guardano dallo specchio che ci viene sbattuto in faccia. È lì che tutto diviene finalmente chiaro, in modo spesso insopportabile. Una volta usciti, siamo costretti a guardare.
Quindi attenti, attenti alle gabbie, ma soprattutto attenti a quel che c’è fuori.
Per conto mio la gabbia può diventare un punto di vista privilegiato. Bisogna guardare quel che c’è fuori, e soprattutto quel che c’è DENTRO, farsi assalire dal dubbio, sugli altri e su di noi, annusare l’aria, tastare il terreno. Perché per quel poco che ne so, è quando cadono le certezze che si intravedono le sbarre. Penso sia l’unico modo per non impazzire, quando scatta il meccanismo e la gabbia si apre. Quando si scopre, finalmente, che il re è indubitabilmente, vergognosamente, nudo.

Hola!

parto della mente malata di jekke
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venerdì, 21 aprile 2006

Il giorno più lungo

Are you ready?

Are you ready to Jump?

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parto della mente malata di jekke
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giovedì, 13 aprile 2006

Ipse Dixit

"Silvio Berlusconi renda un servizio al Paese, che forse sarà l'ultimo per lui, ed eviti un ulteriore sputtanamento all'Italia: vada al Quirinale e si dimetta. Se ne vada alle Bahamas, non conta più nulla."

Francesco Cossiga, senatore a vita


Intendiamoci, non è che ami alla follia il caro vecchio Picconatore, ma dopo questa uscita mi ha guadagnato molti, molti punti!

Hola!

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lunedì, 10 aprile 2006

Rigurgiti d'infanzia

Mi sorridono i monti!

Questo è il mio ultimo acquisto in fatto di T-shirt. Non è ADORABILE?

Le caprette mi fanno CIAO!

Hola!

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domenica, 02 aprile 2006

Attesa Creazione


Michelangelo Buonarroti, "La Creazione di Adamo", 1510

Ho affidato le mie parole al fuoco e al vento.
Ho assaporato l'acqua salata che piove dagli occhi.
Ho accarezzato con stupore la terra su cui hanno germogliato i miei pensieri.

Ciò che ancora manca, inesorabile, è il soffio della vita.

Hola!

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My name is Luca, I live on the second floor...

"I Costruttori"

Fernand Leger, 1950

e-mail: jekke83@infinito.it
msn: jekke83@infinito.it

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"Credo che tutto quanti noi siamo spettri. In noi non circola soltanto quel che abbiamo ereditato da padre e madre, ma anche tutte le vecchie morte opinioni possibili e le vecchie fedi defunte d'ogni specie, e così via. Ciò non vive più in noi, tuttavia l'abbiamo nel sangue e non possiamo liberarcene [...]. Ecco perché, tutti indistintamente, siamo così compassionevolmente paurosi della luce."

Henrik Ibsen, "Spettri"

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A un certo punto della vita dovresti impegnarti seriamente e smettere di fare il ridicolo, testo e regia di Rodrigo Garcìa

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Ferragosto. Giornata di Teatr'Anti, testo e studio scenico di David Spagnesi

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Finale di Partita di Samuel Beckett,Regia di Franco Branciaroli

La piuma che graffia il cuore della vita, di e con Patricia Astrada


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