venerdì, 20 luglio 2007

19/07/07, ore 00:30

Chiuso per ferie

Il 19 è arrivato, e dato che il 20 è giorno di paga stasera è tempo di bilanci. 

Un anno accademico a Torino. Cos’è rimasto?
 

Ho un libretto con sei esami, 5 dei quali registrano 30.

Sì, ma tu?

Ho un monolocale piccolo, ma grazioso, ed ho scoperto di poter vivere anche da solo. Ma questo lo sapevo già.

Tutto qua?

Dopo un primo periodo abbastanza difficile, ho trovato la forza (non da solo, per la verità) di girare pagina… Cosa non da me.

Non basta, su

La città sembra un po’ fredda, però.

Forse ci siamo…

Sono comunque riuscito a trovare un paio di persone davvero valide, che spero continueranno sempre a far parte della mia vita. Sì, è un po’ patetico…

Chi vuoi fregare?

In realtà, forse, sto ancora prendendo le misure di questa nuova vita.

Balle

Me l’aspettavo differente, in realtà. Ma forse non bastano i chilometri ad estirpare ossessioni, difetti, paure.

Tombola

Mi accorgo che il problema è sempre quello, ed è sempre uno. Io.

E quindi?

Tuttavia non posso considerare tutti questi mesi come buttati via.

E cos’è rimasto, allora?

Un volta in più, la conferma di un problema. Una nuova visione, una differente angolazione da cui studiarlo. Forse idee da dove ripartire. Sempre in fuga da ciò a cui non posso sfuggire. È che, forse, non posso accettare di fare dei miei punti deboli dei punti di forza. Non voglio fondarmi su basi mediocri, ma sto cominciando a rendermi conto di non poter fare altrimenti. Anni sono passati ormai, quel che è fatto è fatto, e le esperienze, gli errori, vanno preso per quelli che sono. Ma il pressappochismo è qualcosa che ho sempre cercato di fuggire, prima di tutto in me, e non posso accettarlo così.
Ed in attesa di una vita che mi stia, faccio i vermi. Ed il tempo passa. E le occasioni si perdono. Per quanto continui a ripetermi che quel tram non passerà mai, che il cammino è mio, e devo farmelo da me, continuo ad aspettare, nell’ingenua speranza che quello di cui ho bisogno calerà dal cielo, come un dono divino o un apparato secentesco, avvolto da nubi dorate.
È molto più facile così. La colpa è sempre degli altri, che non colgono la perla che sei, i tesori che porti, che nemmeno uno dei re magi. Ma le feste sono lontane, e il tesoro è polvere. E allora via di fiocchetti e lustrini, per mascherare il niente. Perché l’ansia di deludere, di essere giudicato per ciò che valgo, la paura di non rispondere agli standard altrui, le faremo sapere, grazie. Questo, ha sempre la meglio. E la sincerità? Non è detto che non ci sia. Dopotutto, basta tralasciare, sviare, depistare. E si può evitare di mentire. Cosa che tra l’altro mi riesce malissimo.
E dopotutto, di preciso quel che valgo io non lo so. Sempre meno di quanto vorrei, sempre meno di coloro che ammiro. E via, parte la gara malsana contro me stesso e le mie lacune,  cavalcando l’ansia di non essere da meno. Perché non è l’invidia, ci ho riflettuto molto, mi ci hanno costretto. L’ammirazione vera, sincera, almeno quella, verso le persone che apprezzo, non lascia spazio ad altro. È me che devo biasimare per la mia mediocrità, non coloro che hanno raggiunto traguardi che tu manco sogni. E via con le fisime sul latte versato.
In sostanza, niente è andato perso, ma il bottino è certamente magro. Ed è terribile, tra l’altro, il monetizzare tutto in questo modo, anche solo per metafora. Ma cosa ti aspettavi, infine?

Per stasera può bastare, grazie. Adesso smetti di pensare, chiudi quella sfottuta valigia e trova un contatto con qualcosa di più solido, e certo. Come il mare.

Mi manca tanto, il mare.

E vivi, perdio.


I ran and I ran, I’m still running away…

Hola!

parto della mente malata di jekke
02:12 / p-link / me myself and i, a life in music / commenti (6)

giovedì, 12 luglio 2007

Come stai?

Per inciso, io non dimentico.

Solo per me...

Hola!

parto della mente malata di jekke
01:04 / p-link / me myself and i, a life in music / commenti (4)

domenica, 01 luglio 2007

Fottutissimo karma?

Per una cosa che va bene, una deve andare male. O, in termini più o meno popolari, tutto quel che va su, prima o poi deve tornare giù. il problema è che nel mio caso, la proporzione sembra essere 1 a 10. Perché se col lavoro estivo sembra fatta, non merito di ricevere telefonate come quelle di stamattina. La cosa non riguarda me personalmente, e forse viverla così sulla mia pelle è un fatto decisamente egoistico, ma non lo meritavo. Lui non lo meritava. Una persona non può mancare così. Improvvisamente. Senza senso. E vaffanculo a chi dice che sono sempre i migliori quelli che se ne vanno. Un cazzo. Questa merda di mondo, di società, di sistema, ha bisogno di persone come lui, ha bisogno delle boccate d'ossigeno che lui riusciva a dare. Del coraggio di chi ama il proprio lavoro, di chi non soccombe alla vita, per quanto stronza possa essere.
Ho cercato una sua foto, l'ho trovato sorridente. Così come mi era sempre apparso. Così come me l'ero immaginato, quando per telefono mi disse dell'ultimo regalo che gli aveva fatto la sua malattia. Fra due settimane sarebbe ricorso un anno. Bell'anniversario del cazzo.

Non è giusto. E non mi stancherò mai di ripeterlo.

parto della mente malata di jekke
15:13 / p-link / me myself and i / commenti


My name is Luca, I live on the second floor...

"I Costruttori"

Fernand Leger, 1950

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"Credo che tutto quanti noi siamo spettri. In noi non circola soltanto quel che abbiamo ereditato da padre e madre, ma anche tutte le vecchie morte opinioni possibili e le vecchie fedi defunte d'ogni specie, e così via. Ciò non vive più in noi, tuttavia l'abbiamo nel sangue e non possiamo liberarcene [...]. Ecco perché, tutti indistintamente, siamo così compassionevolmente paurosi della luce."

Henrik Ibsen, "Spettri"

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A un certo punto della vita dovresti impegnarti seriamente e smettere di fare il ridicolo, testo e regia di Rodrigo Garcìa

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Ferragosto. Giornata di Teatr'Anti, testo e studio scenico di David Spagnesi

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